Storie di ordinaria accessibilità: anonimo n.1
Thursday 25 September 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Thursday 25 September 2008.
Prosegue la raccolta di esperienze di accessibilità con un nuovo contributo1.
Il Comune della mia città è uno dei tanti comuni capoluogo di provincia. Ha la fortuna di avere al proprio interno il cosiddetto “CED”, nome ormai desueto che evoca uomini in camice bianco e nastri magnetici grandi come pizze. Il sito Internet esisteva ma era scarno e poco frequentato dalla comunità Internet.
La mia educazione scolastica, l’essere cittadino e navigatore Internet mi portarono a decidere che il sito del Comune andava migliorato. Specialmente secondo princìpi di usabilità. Correva l’anno 2001 e il guru del momento era Jakob Nielsen.
I buoni consigli non bastavano però a colmare il divario tra chi non poteva accedere al sito per le ragioni più disparate, ci si divideva tra aderenza agli standard e compatibilità solo con Internet Explorer e non c’erano direttive chiare. Si cercava soprattutto di evitare strafalcioni e si cercava negli uffici il materiale da pubblicare, scelto secondo il semplice principio di “cosa cercano i cittadini?”. Non c’era una redazione.
La legge 4 del 2004 non aiutava molto, ma almeno diceva che il nostro lavoro non era tempo sprecato. Aspettammo il decreto successivo continuando a lavorare come prima.
Il materiale da pubblicare iniziava ad aumentare e il sito Internet fu ridisegnato completamente partendo dai contenuti. Non c’erano i 22 requisiti tecnici ma il buon senso e i principi espressi dalla legge
Le visite aumentavano, c’era qualche feedback a voce. Alcune pagine del sito approdarono sugli schermi della TV locale.
Il CNIPA organizzò i corsi sull’accessibilità a cui il sottoscritto ha partecipato, in mancanza di posti, all’edizione dedicata ai redattori di siti web.
Esperienza deliziosa, potei incontrare gente preparata e docenti competenti passando due settimane di full immersion nei temi di accessibilità e usabilità. Inoltre confrontandomi con realtà più grandi ebbi modo di conoscere, nel bene e nel male, quali persone e quali idee ci sono dietro ai portali delle PA.
Il sito fu ridisegnato in XHTML per essere aderente ai 22 requisiti. La difficoltà aumentò, ma non era una difficoltà tecnica quanto organizzativa. Tutti volevano dire la propria sulla grafica e l’aspetto del sito. Il Sito del Comune era diventato importante come strumento di comunicazione e gente che fino a pochi mesi prima lo aveva snobbato iniziava a parlare come se sapesse tutto di CSS e XHTML.
Si aggiungeva a questo la totale ignoranza dei fornitori privati che tentavano di piazzare il loro prodotto. Alla mia domanda diretta “il vostro prodotto è accessibile?” la riposta è stata “Certo! I nostri server sono online 24 ore al giorno in un datacenter con linee a 1GB…”.
Qualche mese dopo quell’episodio un altro fornitore propone la nuova versione del loro prodotto, con l’accesso via web. Nello stesso momento un altro fornitore regala una mezza dozzina di palmari con accesso Internet senza fili. Il nostro Boss decide che accederà ai dati del prodotto con il palmare. La prova fallisce miseramente mentre il Sito non fa una piega, come previsto, e si vede interamente nello schermo del palmare.
Ottenere il bollino è stata quasi una formalità, ho parlato alcune volte con il CNIPA che ha rilevato alcune imperfezioni tecniche e le ha fatte notare con grande cortesia.
Ho passato alcune giornate a spiegare ai colleghi quanto l’accessibilità sia semplice da raggiungere e su quali principi poggia. Non tutti i nostri applicativi sono scritti con l’accessibilità in mente, ma personalmente ho fatto una piccola considerazione sulle PA: il personale è in costante diminuzione ma esistono agevolazioni per assumere chi è disabile o comunque in una categoria protetta. Quale software potrà mai usare questa gente, che magari ha problemi motori o è ipovedente? Un’applicazione accessibile costa meno all’Ente.
Note
- Per ovvi motivi ho voluto garantire l’anonimato a chi ne ha fatto richiesta. [indietro]


