Il primato delle persone rispetto alla tecnologia
Friday 3 October 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Sunday 5 October 2008.
Da quando mi occupo di formazione, e di accessibilità del Web, tento di passare un messaggio tanto semplice quanto ignorato. La tecnologia non può essere un fine, non può, cioè, essere posta in primo piano rispetto alle persone.
Banale? Pensiamo a un disabile che tenta di fruire dei servizi del sito web di una Pubblica Amministrazione. Se questo sito è stato progettato tenendo conto delle limitazioni delle tecnologie assistive, egli si comporterà come qualsiasi altro utente. Altrimenti sarà escluso. In una parola: discriminato.
Dimentichiamoci per un attimo di essere in Italia. In un paese solo un poco più civile, senza minoranze di serie A o di serie B e con una classe politica decente, sarebbe semplicemente inaccettabile la discriminazione tecnologica. Perlomeno ci indigneremmo tutti. Nel caso specifico della disabilità poi, è solo l’uso del paradigma medico nella definizione di chi o che cosa sia un disabile che ci fa pensare, erroneamente, a una minoranza.
La triste realtà è che qui in Italia neppure le associazioni dei disabili si indignano. Siamo un popolo veramente surreale.
La mia opinione è che questo tipo di discriminazione per un disabile possa essere addirittura peggiore delle altre. Perché? È semplice: il computer per molte persone disabili è uno degli strumenti principali per comunicare, lavorare e socializzare, per altri addirittura l’unico. Questo dovrebbero ricordare gli sviluppatori o i project manager quando bellamente (e stupidamente) omettono di includere l’accessibilità nei loro progetti. E dovrebbero vergognarsi.
Recentemente alcune vecchie tecnologie sono state diciamo “riscoperte” e sono diventate i mattoni di quello che viene chiamato Web 2.0. In pratica il Web 2.0 è nato vecchio. Ma, a parte l’ironia, la verità è che siamo di fronte a un differente modello sociale di approccio al Web e non a vere innovazioni tecnologiche. Questo si sa. Il Web ora è molto più sociale. Se il broadcasting continuo della propria identità si può davvero definire socializzazione. Comunque, gli strumenti del Web 2.0 hanno complicato non poco la vita a chi naviga con le tecnologie assistive.
Non c’è nulla di male nel voler seguire il trend del momento, intendiamoci. Se lavori per la Fiat va benissimo. Escludere un gruppo di utenti è una scelta opinabile, magari, ma insindacabile.
Vogliamo però capire una volta per tutte che almeno lo stato deve porre i cittadini innanzi alla tecnologia? Questo significa, molto semplicemente, che chi progetta per lo stato non può disinteressarsi dei cittadini disabili. Non può scegliere la tecnologia che preferisce. Se una tecnologia esclude anche un solo cittadino deve essere scartata. Fino a quando non sarà totalmente supportata e accessibile a tutti.
Perché questo concetto non è condiviso? Non saprei. Forse il concetto di responsabilità sociale è assente proprio in chi lavora per lo stato. Forse siamo scimmie troppo curiose e ci piacciono da morire i giocattoli nuovi.
Ogni giorno sento di dirigenti del settore pubblico che hanno atteggiamenti vergognosi nei confronti dei disabili e dell’obbligo di produrre siti accessibili. Sento di sviluppatori che attaccano la Legge Stanca perché non gli consente il giochino 2.0 preferito. Sento alcuni esperti focalizzare tutte le loro energie retoriche verso la distruzione di 22 requisiti tecnici che, poverelli, di male ne han fatto davvero poco al Web italiano. Semmai il contrario.
È un quadro veramente desolante.
Parliamone venerdì 17 a Milano. Toccando ferro.

Sunday 5 October 2008 15:58
Si è ripetuto fino allo sfinimento che quando si progetta subito pensando all’accessibilità i costi non risultano lievitare mantenendo una gradevolezza di layout.
Questo può però accadere solo se i progetti vengono dati in appalto (pessima definizione) a società con personale professionista.
Il mercato però pullula di webbisti (spendida definizione di Scano, mi pare) che vendono l’accessibilità come un valore raggiungibile solo pagando un extra per la realizzazione di siti conformi.
Io odio le corporazioni, gli albi e simili ma quasi quasi mi verrebbe voglia che ci fosse veramente un albo dei professionisti del web, tanto per scremare un po’.
Ci vediamo allo SMAU.
Tuesday 6 January 2009 01:16
Ciao.
Creare un sito accessibile puo’ essere faticoso ma molto performante sotto diversi aspetti. Il grado di accessibilita deve essere definito subito in fase di progettazione, cosi’ per chiarire sbito ai grafici e ai programmatori (e perche’ no, anche noi stessi) che tante cose non le potremo fare, o che fin da subito dovremo trovare una soluzione + adeguata al nostro sito.
Credo che in Italia, vi sia poca serieta’ soprattutto sotto questo aspetto della progettazione fondata sugli obiettivi e utenti del sito. Quel che si dovrebbe seguire e’ un modello di qualita’ come quello di R. Polillo, fin ora l’unico esempio al mondo che io sappia (e paradossalmente e’ un italiano ad averlo svluppato!).