Il Web ennepuntozero e l’anti-panopticon
Thursday 4 September 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Thursday 4 September 2008.
Nel 1997 diedi un esame di criminologia con il professor Scatolero dell’Università di Torino. Portavo il libro “Sorvegliare e punire” di Foucault come testo a scelta. Al termine dell’esame mi chiese cosa pensassi del futuro dei sistemi di punizione, delle carceri insomma. Era lo stesso anno in cui lavorai per qualche mese come educatore nel carcere della mia città.
Gli risposi che non vedevo futuro per le carceri. Che non sarebbero semplicemente più servite. Al posto di ridermi in faccia, fece l’errore di chiedermi di continuare.
Nel libro a un certo punto si parla del Panopticon, il carcere ideale. Questa è una struttura architettonica formata da una torre centrale di osservazione attorno alla quale si dispongono le celle. In uno spazio come questo anche un solo osservatore può controllare tutti i detenuti. Il controllo si attua nella forma da uno a molti quindi. Un numero di catene virtuali pari al numero dei carcerati si irradia dal centro della struttura, dall’occhio dell’osservatore, verso la mente dei detenuti. Lo spazio di vita dei carcerati annichilisce. L’intimità è costantemente violata. In effetti non è neppure necessario che ci sia davvero un osservatore per rendere effettivo il controllo. Leggete il libro di Foucault, è illuminante.
Questa immagine mi fece pensare al broadcasting. Alle informazioni che viaggiano da una singola emittente in direzione della massa indistinta dei riceventi. La mia generazione, e quelle precedenti, hanno assorbito una quantità enorme di memi in questo modo. La televisione, la radio, una messa, un concerto, un comizio, sono esempi di broadcasting memetico da uno a molti. In alcuni casi è un processo innocuo, in altri pericoloso, molto più spesso funzionale al controllo. Ma le cose con il tempo cambiano.
Dissi che, secondo me, un nuovo paradigma si stava facendo strada. Questo anche e soprattutto grazie allo sviluppo della Rete e del Web. Una nuova architettura di controllo virtuale nella quale il flusso delle informazioni era da molti a uno. Praticamente un anti-panopticon. In questa architettura le informazioni raggiungono l’individuo da un gran numero di sorgenti diverse. Infiniti occhi gettano catene virtuali verso la mente dell’individuo. L’enorme offerta e la possibilità di scegliere e interagire danno l’illusione della libertà. Ma la conseguenza estrema dell’anti-panopticon non può che essere l’immobilità. La mansuetudine, quindi, è raggiunta con l’appagamento a distanza della gerarchia dei bisogni e non grazie alla minaccia o alla violenza fisica. Lo spazio sociale virtuale è vasto ma definito secondo regole precise e controllabili, più controllabili di quanto si creda. L’individuo è tracciato e profilato grazie alle sue scelte. Quando agisce online è convenientemente immobile, come lo era nella cella del Panopticon, ma soddisfatto. In un mondo in cui l’anti-panopticon fosse compiuto, le istituzioni totali non sarebbero più necessarie.

Nonostante una certa ingenuità credo che questo modello sia ancora abbastanza realistico. L’idea dell’offerta a senso unico non è però più applicabile al Web ennepuntozero. Se dieci anni fa l’utente si chiedeva cosa poteva scaricare da Internet, e quindi era un soggetto attivo nella scelta - anche se spesso basata su bisogni indotti - ma passivo nella fruizione dei contenuti, oggi si chiede cosa può pubblicare su Internet. Dieci anni fa la differenza tra produttori e fruitori di contenuti era reale. Oggi l’individuo crea egli stesso l’offerta pubblicando la sua identità, in tutte le forme che i network sociali consentono. Un individuo che si racconta non ha bisogno di essere soggetto a una forma qualsiasi di controllo attivo. Non solo: oggi controllore e controllati coincidono. Ogni rete sociale virtuale è un piccolo panopticon/anti-panopticon al quale l’individuo si sottopone volontariamente. La forma di controllo sociale più economica che si possa concepire.
Immaginate la Rete come un immenso frattale spiraliforme disegnato da milioni di panopticon/anti-panopticon ricorsivi. Ecco dove finirà la libertà.
Ovviamente son tutte belinate. Ora prendo il Prozac, non vi preoccupate.

Thursday 4 September 2008 17:18
Pensa, ero convinto che “Sorvegliare e punire” l’avesse scritto Roberto :-). Il Prozac in certi casi fa miracoli, ma non esagerare. Anche una bella valeriana fa il suo effetto :-)
Thursday 4 September 2008 17:18
Interessante! In ogni caso mi stavo appunto chiedendo se tu avessi fumato qualcosa oggi ;)
Thursday 4 September 2008 17:22
Secondo me è l’anestesia totale: non mi sono ancora svegliato dall’operazione :).
Thursday 4 September 2008 18:56
Ho sempre sospettato che tu fossi un genio ma oggi ho avuto la conferma definitiva.
Dovresti smettere di fare formazione e scrivere dei libri.
Thursday 4 September 2008 21:58
Ma no Adriano non esageriamo: è solo un po’ di fuffa :D
Friday 5 September 2008 9:46
mi sono imbattuta in un blog psico-filosofico o era il blog del Bertoni? hihihi
ottime riflessioni ovviamente. lo spiralone anni 70 la dice lunga su cosa ti sei fumato :D :D :D scherzo :*
Friday 5 September 2008 12:56
Dovresti vedere i miei seminari: sembra di essere a Woodstock :D
Friday 5 September 2008 14:24
Posso dire in giro che sei mio amico. Amico Marco!
Friday 5 September 2008 15:10
Avevi dubbi Antonio? ;)
Friday 5 September 2008 15:31
Per chi segue la serie televisiva Lost, anche lì gli autori hanno usato l’idea del Panopticon per la griglia delle “stazioni” di controllo: tutte disposte a raggio con una al centro che le visiona. Mi piace questa teoria dell’antipanopticon nella rete, tanti che guardano uno solo.
Friday 5 September 2008 18:10
Vado a farmi un bel panopticon col prosciutticom
Friday 5 September 2008 23:52
Riferendosi al commento di “camu” c’è ancora un altro riferimento su Lost.
Nell’ultima puntata gira voce che è morto un tale Jeremy Bentham che si rivelerà essere John Locke.
Interessante intreccio di contenuti. Chiedo venia a chi non ama il genere.
Saturday 6 September 2008 0:44
Mi avete scoperto… sono il ghost writer della sceneggiatura di Lost :P
Saturday 6 September 2008 7:53
Bene ho scoperto due cose: mi hanno plagiato “Sorvegliare e Punire” e che Marco è un criminologo (o un criminale?) :D
Saturday 6 September 2008 9:29
Direi la seconda che hai detto :D Cmq non ci sei andato lontano: il prof dopo quell’esame mi propose di fare la tesi con lui … ma io scelsi il cazzeggio. Che ci posso fare sono sempre stato un belinone.
Saturday 6 September 2008 11:42
ewwiwa Lost ahhaha
Saturday 6 September 2008 12:48
@antonio: via giù, rovinare così il finale della stagione a chi non l’ha visto… non si fa :-) Io l’ho già seguita, per me non è un problema :P
Saturday 6 September 2008 15:11
@camu: ma Lost non è finito pure sulla Rai?
Sunday 12 October 2008 17:54
Beh non sono proprio tutte stupidate! dai diciamocelo…..siamo solamente nell’era del sinopticon…..cioè dove i molti guardano i molti…e per quanto Sorvegliare e punire possa essere illuminante credo che Bentham non si sognasse nemmeno tutto sto scalpore….in ogni caso spero che il professore ti abbia dato 30 in quell’esame!!! risposta brillante e pertinente!!!!!!!!!!!grande….
Sunday 12 October 2008 18:59
Sinopticon… mi piace! :)