Forse l’accessibilità non è ancora finita
Friday 12 September 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Friday 12 September 2008.
Qualche giorno fa mi chiedevo se fosse la fine dell’accessibilità in Italia. Ma forse c’è ancora speranza.
Non di certo grazie ai politici o ai personaggi che Roberto e Livio chiamano opportunamente Zombie. Ma, come ho sempre sostenuto, la speranza giunge dalle persone serie che lavorano per costruire.
Pubblico volentieri il testo di una e-mail di Marco Pandolfi arrivatami oggi:
ciao Marco, un saluto anzitutto.
mi chiamo come te e lavoro per il comune di civitanova marche (mc), dove
sono il responsabile del servizio informatica.
sono venuto a conoscenza del tuo blog tramite una mail di un mio amico,
il quale mi segnalava il tuo articolo sulla probabile chiusura
dell’ufficio accessibilità del cnipa.io sono molto interessato alla tematica accessibilità, tanto che abbiamo
realizzato la nostra rete civica con un cms open source e free
(http://www.comune.civitanova.mc.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1495&Itemid=288)per adattarlo poi ai requisiti della legge stanca (per ora solamente
lato frontend), abbiamo riscritto
parte del codice e qualche piccola modifica al db.ci manca “soltanto” (passamelo, per favore) da sistemare un piccolo bug
nell’editor (che può produrre codice non xhtml strict), per il resto
credo che la nostra esperienza sia stata interessante.di lavoro da fare ancora ce n’è, ma continueremo anche dovesse chiudere
l’ufficio accessibilità del cnipa.siamo stati il quinto comune ad avere il logo di accessibilità; parlai
con un tecnico del cnipa per le verifiche tecniche (forse faceva parte
proprio di quell’ufficio accessibilità), il quale si complimentò per
l’iniziativa e ci diede importanti suggerimenti.all’inizio le sw house ci saltarono addosso come pescecani: vendevano
cms “a norma” a prezzi pazzeschi; le solite speculazioni.forse il problema è stato proprio questo: intorno al tema
dell’accessibilità non è nato un business come ci si aspettava, perchè
quasi tutti gli ee.ll. hanno disatteso la normativa (tanto non si
sanzionava nulla).comunque, alla fine, penso che chiusura o non chiusura dell’ufficio,
dobbiamo continuare a diffondere questo tipo di cultura, senza aspettare
che le leggi ce lo impongano.io l’ho presa come una “mission”.
cari saluti.
Marco Pandolfi
Mi piacerebbe raccogliere altre testimonianze come questa. Non tanto per smentire chi osteggia la Legge 4/2004, non mi interessa. Spesso queste persone sono perfettamente in grado di rendersi ridicole da sole. Piuttosto perché di solito chi lavora sul serio costruisce in silenzio. Ebbene dopo tutte le stupidaggini che ogni giorno sentiamo sull’accessibilità del Web, sarebbe ora di dar voce a chi le cose le fa. Per tirarci un po’ su di morale.

Friday 12 September 2008 2:17
Io, quando ero in Italia, ho usato Wordpress (altra piattaforma open source e abbastanza accessibile) per “riscrivere” a norma la intranet della PA per cui lavoravo. Il mio dirigente non ha mai premiato questa mossa, anzi l’ha spesso criticata sotto altri punti di vista. Ma io andavo avanti lo stesso, sapevo di star facendo la cosa giusta. Poi sono andato via, e da quello che mi dicono, è finito tutto alle ortiche :-)
Friday 12 September 2008 2:19
Scusate il doppio commento (casomai accorpali pure insieme, Marco), ma ho dimenticato di segnalare l’articolo che scrissi sul mio blog a suo tempo, dopo aver realizzato la intranet: http://www.duechiacchiere.it/680
Friday 12 September 2008 11:05
E’ un piacere leggere interventi del genere, e sono convinto che in Italia nonostante tutto esistano molte persone che si preoccupano dell’accessibilità della rete.
Leggere testimonianze come questa lascia qualche speranza per il futuro. Certo, è un piccolo passo rispetto a quello che si potrebbe fare con interventi dall’alto, ma è comunque qualcosa in cui sperare.
Friday 12 September 2008 12:50
Esatto. Inoltre vorrei sottolineare che questa presunta inapplicabilità dei 22 requisiti è una fantasia bella e buona. Non dico che non siano perfezionabili, come qualsiasi cosa umana e soprattutto in considerazione delle prossime WCAG 2.0, ma da questo al ridicolo ostruzionismo a cui assistiamo ce ne passa.
Lo dico e lo ripeto: un bravo professionista non ha paura dei 22 requisiti perché i principi che enunciano fanno già parte del suo bagaglio di competenze.
Friday 12 September 2008 14:12
Io sono sicuro che in giro per l’Italia ci sono altre esperienze come quella raccontata qui. Purtroppo soffriamo un po’ di mal di web, ma siamo noi che limitiamo la nostra vista alle notizie che si vedono, si leggono. C’è tanta gente che lavora e non scrive su blog o gruppi di lavoro, e a cui non frega nulla di farlo.
Meriterebbe un post la vicenda CMS (che schifo…) e della storia dei 22 requisiti non ne parlerei più, chi si ostina a fare il parolaio va solo ignorato, come merita senza altri sforzi di dialogo e comprensione. Sennò siamo colpevoli noi che gli facciamo pubblicità.
Friday 12 September 2008 20:57
Io lancio una provocazione: ma l’accessibilità è ancora vista come un qualcosa da guru oppure (da come la vedo io) è un principio basilare di progettazione che deve essere conosciuto come XHTML e CSS?
Friday 12 September 2008 21:00
Roberto, per me assolutamente la prima che hai detto. Almeno per la mia esperienza diretta di lavoro in una PA italiana come tante… e poi diciamolo chiaramente. La parola “progettazione” applicata ai siti web (ma forse in generale) non fa parte del vocabolario di molti dirigenti pubblici.
Friday 12 September 2008 21:12
@Roberto Scano: hai ragione, si continua a parlare di accessibilità come se fosse fisica quantistica. Questo però fa pensare a quale sia il livello medio dei professionisti del Web in Italia. Per me non è neppure più una questione di formazione, è il provincialismo professionale che impera.
Friday 12 September 2008 21:17
Propongo anche io una riflessione, più che provocazione. Le wcag 1 sono state per tanto tempo un riferimento, e si basano su due semplici principi: Ensuring Graceful Transformation e Making Content Understandable and Navigable. Fine, tutto qui.
Se a distanza di quasi dieci anni questi due semplici principi non sono ancora stati capiti, quanto ci vorrà prima che le wcag2 vengano adottate? Una pagina web per le wcag 2 è:
Ma ve lo immaginate? C’è gente che si reputa “esperto” che ancora discute della validazione confondendo la validazione con lo strict, come se le pagine transitional non dovessero essere valide altrettanto, ma vi immaginate queste persone alle prese con pagine web dinamiche e accessibilità? Ma se c’è ancora chi ha seri dubbi su come usare html, altro che xhtml/css.
Comunque, sono contento di regole come “4.1.1 Parsing: In content implemented using markup languages, elements have complete start and end tags, elements are nested according to their specifications, elements do not contain duplicate attributes, and any IDs are unique, except where the specifications allow these features. (Level A)”.
Potevano semplificarsi la vita e dire per il livello A il codice deve essere valido, ma va bene anche così.
g134: http://www.w3.org/TR/2008/WD-WCAG20-TECHS-20080430/G134.html
Ma finché validare è una cosa da guru, andiam più a casa.
Friday 12 September 2008 21:50
@Livio: sottoscrivo. Ma noi si sa che siamo quasi sempre d’accordo. Mi piacerebbe invece sentire la voce dei simpatizzanti di George A. Romero (pare che a Madrid abbiano pure fatto la Festa dell’orgoglio zombi). Sarei proprio curioso di leggere qualche risposta.
Saturday 13 September 2008 10:07
Io non voglio leggere alcuna risposta, le conosco già e mi hanno fatto due maroni tanti per la loro vuotezza e insipienza. Guarda anche soltanto qui: hai letto una, dico una risposta alle tue o mie domande più che legittime? E’ ora che la smettiamo di trattare alla pari questa gente, non se lo merita. Non siamo tutti uguali, e si vede.
Monday 29 September 2008 0:12
[...] Forse l’accessibilità non è ancora finita [...]