Semplicemente

Social Accessibility Project

Wednesday 16 July 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Wednesday 16 July 2008.

Ottenere l’accessibilità tramite la scrittura collaborativa di metadati. Con questo progetto di IBM non ci sono davvero più scuse.

Il servizio pilota è focalizzato sugli utenti di screen reader. L’utente che sperimenta un problema di accessibilità può segnalarlo immediatamente al server del progetto Social Accessibility. I volontari (chiamati supporters) saranno avvertiti e potranno rispondere creando e pubblicando il metadato di accessibilità richiesto, che servirà ad aiutare gli altri utenti che incontreranno gli stessi problemi.

Come funziona?

Il sistema consiste di tre parti:

  • un’estensione per gli utenti di screen reader;
  • un’estensione per i browser dei volontari;
  • un server che supporta tutti i servizi collaborativi.

Ed ecco un possibile scenario d’uso:

  1. Mentre naviga un utente di screen reader segnala un problema al server utilizzando una combinazione di tasti (dopo aver installato l’estensione per lo screen reader).
  2. Il server invia immediatamente la segnalazione ai supporter.
  3. I supporter interessati analizzano il problema utilizzando l’estensione del loro browser.
  4. I supporter discutono tra di loro le possibili soluzioni attraverso un’applicazione web sul server.
  5. I supporter creano un insieme di metadati per risolvere il problema e lo inviano al server.
  6. Quando l’utente visiterà nuovamente la pagina, sarà automaticamente corretta. Ogni utente di screen reader con installata l’estensione potrà quindi accedere alla versione accessibile della pagina.
  7. Se un utente desidera commentare i metadati o suggerire miglioramenti può inviare le sue considerazioni al server, saranno discusse ed eventualmente applicate.

Sconvolgente nella sua semplicità vero? Come ha detto il mio amico Nicola Palmarini segnalandomi questo progetto “magari il 2.0 serve a qualcosa”.

La cosa che mi stimola moltissimo di questo progetto è l’ambiente collaborativo, nel quale i soliti brontoloni dell’accessibilità potranno finalmente far qualcosa di concreto per gli altri e non limitarsi alle solite lamentele.

Insomma un progetto di social networking etico che diventa anche una palestra per l’autoapprendimento e la condivione della competenza. Non solo i navigatori disabili e i loro supporter tecnici ne trarranno vantaggio, ma anche gli autori dei siti “incriminati” che potranno apprendere le tecniche necessarie ad eliminare i problemi di accessibilità dei loro siti.

Ecco i riferimenti:

Complimenti davvero a IBM.

17 Commenti a “Social Accessibility Project”

  1. nic dice:

    E che onore citato dal Bertoni! Sì hai ragione, l’aspetto collaborativo e la possibilità di poter “fare” sembrano davvero le cose più interessanti, credo un buon modo di interpretare il paradigma due zero e promuovere questa logica anche nella sfera dell’accessibilità. Intanto, per aggiungere pepe alla faccenda datti un occhio al libro di Lovink “Zero Comments”.

  2. Marco Bertoni dice:

    L’onore è solo mio Nic per aver più volte potuto collaborare con te, una delle persone che l’accessibilità la pratica sul serio, e nel business, non come certi italietti che sanno solo lamentarsi. Ma smettiamola con i complimenti se no ci viene il diabete :)

    Leggerò sicuramente Zero Comments, ma mannaggia potevi dirmelo prima che mi sono appena arrivati sei libri da Amazon e adesso mi tocca fare un nuovo ordine! :P

  3. Lauryn dice:

    interessante!
    sicuramente anche istruttivo per chi come me vuole muovere qualche passetto :D

  4. Roberto Scano dice:

    Bello, IBM si dimostra ancora una volta la grande azienda con maggior occhio all’accessibilità.

  5. Marco Bertoni dice:

    Concordo, il tutto alla faccia di quelli che pensano che l’accessbilità sia solo un costo. Se uscissimo finalmente dal nostro quartierino ci accorgeremmo dei treni che ci stiamo perdendo.

  6. livio dice:

    va qui che bennddiddio :-)

    http://www.eclipse.org/actf/downloads/index.php

  7. Marco Bertoni dice:

    Fantastico! :)

  8. Roberto Scano dice:

    Eh… e guarda chi ci sta li dentro :-P

  9. Marco Bertoni dice:

    Belin sei come il prezzemolo! Qui bisogna comprare il diserbante :P

  10. Gioacchino Poletto dice:

    Il progetto di IBM è pregevole e darà sicuramente ulteriore spunto allo sviluppo intelligente.
    Il buffo della cosa ? Io lavoro giornalmente a contatto con realtà facenti parte del gruppo IBM e per loro concetti come accessibilità, usabilità e fruibilità sono arabo, e sì che operano esclusivamente in ambienti pubblici e per strutture pubbliche e sfornano giornalmente applicazioni e servizi per tali strutture.
    Speriamo che la cultura si estenda anche alle loro branchie.
    Per il resto un plauso è più che d’obbligo.

  11. Marco Bertoni dice:

    “branchie”? Intendi il sistema di respirazione dei pesci? :D

    A parte gli scherzi io ho avuto esperienze con personale IBM completamente diverse dalla tua. Ho trovato persone competenti e disponibili, gente che lavora. IBM si occupava già di accessibilità quando non ero ancora nato. Non so cosa intendi quando parli di “realtà facenti parte del gruppo IBM” visto che a quanto mi è dato sapere IBM non è un gruppo.

  12. Gioacchino Poletto dice:

    Magari fosse il sistema di respirazione dei pesci !! :-D
    IBM ha delle società “satelliti” che operano nella pubblica amministrazione con cui io lavoro (tutti le hanno: Oracle ha appena acquistato BEA; HP ha appena incorporato EDS, etc. rimanendo solo nel settore pubblica amministrazione)
    Non ho mai lavorato con personale diretto IBM, non metto in dubbio che siano preparati o aperti da diverso tempo al tema dell’accessibilità.
    Lo testimonia il fatto che abbiano acquisito Watchfire e che siano propensi (od abbiano già iniziato) a studiare un nuovo software, o che al loro interno abbiano delle persone che veramente aiutino a crescere in questo campo (Consuelo, se non ricordo male, lavora/collabora con loro).
    Sta di fatto che si realizzano ancora prototipi (che poi diventano applicazioni in esercizio) che non rispettano la legge 4/2004.

  13. Marco Bertoni dice:

    Insisto: le “branchie” le hanno i pesci, le branche, invece, possono averle le aziende :P.

    Se parli di società satelliti allora non devi dire IBM, devi fare i loro nomi. Proprio perché dici:

    Non ho mai lavorato con personale diretto IBM

  14. Gioacchino Poletto dice:

    Ho parlato di IBM perché un’anzienda, a mio avviso, se crea un modo di fare cultura o di lavorare lo deve estendere anche alle proprie società satelliti o controllate.
    Va benissimo che avvii dei progetti validi che guardano all’accessibilità, non va bene che nelle sue società controllate si continui a lavorare non pensando e progettando accessibile.
    Per fare i nomi non ci sono problemi, sai benissimo che non mi nascondo mai: Sistemi Informativi s.p.a.
    Se leggi dal loro sito:

    Società del gruppo IBM Italia specializzata nella fornitura di diversi prodotti e servizi informatici quali software applicativi

    oppure dal logo della loro homepage

    Sistemi InformativiAn IBM Company

  15. Marco Bertoni dice:

    No, non lo so se ti nascondi: non ti conosco abbastanza. Resto dell’idea che in linea di principio hai ragione quando dici:

    se crea un modo di fare cultura o di lavorare lo deve estendere anche alle proprie società satelliti o controllate

    Ma credo la questione sia un po’ più complessa di così e di certo IBM non può essere considerata responsabile per qualsiasi consociata. Si parla di cultura dell’accessibilità, e siccome la legge 4/2004 non è sanzionatoria, la vera colpa non è delle aziende che lavorano con la PA ma del legislatore che non ha reso davvero stringente l’obbligo di accessibilità. Questo in Italia ovviamente, perché noi abbiamo bisogno della frusta per lavorare bene in questo campo.

    Ora però che abbiamo fatto i nomi mi piacerebbe che i diretti interessati si difendessero. Così non faremo come al solito solo inutili critiche.

  16. Gioacchino Poletto dice:

    Hai ragione pure tu quando dici:

    la vera colpa non è delle aziende che lavorano con la PA ma del legislatore che non ha reso davvero stringente l’obbligo di accessibilità

    tuttavia penso che se da un lato quando delle aziende vengono assorbite, inglobate, acquistate, gestite (insomma mettiamoci il termine migliore) non solo si debba dotare il personale di un badge aziendale che li contraddistingue o di un “cappello” con il quale si presentano presso delle strutture, ma si debba prevedere che il personale inizia a segure quelle che sono le politiche aziendali e, visto quello che hai scritto e si scrive nel loro progetto, accessibilità per IBM è una politica aziendale acquisita e consolidata.

  17. Antonio dice:

    Progetto affascinante. Mi viene voglia di bendarmi ed usare uno screen reader.
    Finalmente l’accessibilità è un obiettivo e non un ostacolo da superare.

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