Semplicemente

Maledetto tu sia in eterno, logo di accessibilità!

Monday 30 June 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Monday 30 June 2008.

Le discussioni per me più stucchevoli sulla legge 4/2004 hanno a che fare con questo orrendo logo o “bollino” che dir si voglia.

Quando penso che sia finita mi ritrovo a dover nuovamente frenare interpretazioni a dir poco creative del valore di questo logo. Vediamo se riesco a fare un po’ di chiarezza.

Cominciamo dall’origine dell’epidemia.

Si narra che dodici scimmie … no aspetta, era un meteorite che nel Golfo del Messico … in principio era il Logos … e il terzo giorno egli disse “si facciano i loghi, pardon laghi, ho detto laghi, per Dio!” …

Insomma tutto iniziò con i Web Content Accessibility Guidelines 1.0 Conformance Logos. La tripla A, la doppia A ecc.

Questi loghi sono stati creati per diffondere la sensibilità e la cultura dell’accessibilità. Apponendo il logo del W3C sul proprio sito si effettua una dichiarazione di conformità alle WCAG.

Il W3C però afferma chiaramente di non effettuare alcuna verifica sulla conformità delle pagine e che i fornitori di contenuti (gli autori dei siti) sono gli unici responsabili per l’uso dei loghi. Non si tratta quindi di certificazioni e non si devono spacciare per tali ai propri clienti, anche se questi forse se la berrebbero.

L’uso e in particolare l’abuso dei loghi W3C, insieme alla mancanza di conoscenza delle tecniche di accessibilità, dipendono (e dipendevano anche in passato) esclusivamente dalla professionalità del web designer. È la professionalità, infatti, a determinare la corrispondenza tra la dichiarazione del logo e la reale accessibilità del sito. In molti casi questa corrispondenza non c’è ma in altrettanti casi si.

E ora veniamo alla Legge 4/2004 e al logo “terra di siena”.

Il logo per le pubbliche amministrazioni, in quanto frutto di autovalutazione, non è in alcun modo una certificazione di accessibilità.

La PA “segnala” al CNIPA l’autovalutazione positiva e il CNIPA verifica solo la correttezza e completezza formale della documentazione inviata dal responsabile per la PA. Il processo di attribuzione del logo da parte del CNIPA, per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1 della L. 4/2004 (le amministrazioni pubbliche) è di fatto un processo sostanzialmente automatico.

Quindi non è né corretto né saggio vantarsi di un logo che, in ultima analisi, ci si è attribuiti da soli. Per lo stesso motivo, È sbagliato, per un’azienda, citare l’ottenimento del logo da parte di un cliente pubblico come dimostrazione della conformità del proprio CMS.

Gli unici soggetti autorizzati a erogare certificazioni ufficiali in materia di Legge 4/2004 sono i valutatori di accessibilità accreditati dal CNIPA.

Il parere di detti valutatori è vincolante per le società private e non vincolante per i soggetti pubblici. Il che significa che una PA potrebbe commissionare una verifica ad uno dei valutatori, non superarla e infischiarsene facendo lo stesso la richiesta per il logo.

Una società privata per ottenere il logo, al contrario, è obbligata a rivolgersi a un valutatore il cui parere è vincolante, fatto salvo che ad oggi purtroppo non è ancora stata attivata la procedura per l’ottenimento del logo per le aziende private (e questo è triste perché la domanda c’è).

Ribadisco che il rilascio del logo ad una pubblica amministrazione attesta solo l’esito di un’autovalutazione. Quindi di fatto non garantisce in alcun modo la reale conformità alla legge del sito (né tantomeno del CMS con cui è stato realizzato). Nuovamente: il logo non è una certificazione di accessibilità.

Allo stato attuale non vedo grosse differenze, infatti, tra il logo del W3C e quello della Stanca, nel senso che è sempre la professionalità di chi ha sviluppato il sito a fare la differenza tra una dichiarazione veritiera e una balla.

Forse quando anche le società private potranno fregiarsene, le cose cambieranno …

Ma la verità e che potremmo tutti tranquillamente farne a meno. Propongo una campagna per la liberazione dai loghi, mi date una mano?

14 Commenti a “Maledetto tu sia in eterno, logo di accessibilità!”

  1. Roberto Scano (IWA) dice:

    Eh Marco son secoli che lo diciamo… vediam se riusciamo ad eliminare il bollino per le P.A.

  2. Adriano Casissa dice:

    Non riesco a capire come mai nell’elenco dei valutatori di accessibilità del Cnipa appaiano solo 7 realtà la maggior parte delle quali è rappresentata da Onlus.
    In Italia il rilascio di certificazioni (bollino blu auto, caldaie e simili) solitamente viene demandato ad un nutriitissimo esercito di “professionisti” autorizzati.
    In questo caso invece si passa da una ridicola lista all’ autocertificazione …..
    Per quanto riguarda il famigerato bollino un caso davvero sorprendente è quello del sito del Comune di Genova che oltre ad essere raramente raggiungibile mostra in bella evidenza due bei colorati stemmoni che non portano a nessun collegamento……
    Mi chiedo se in Italia si riuscirà un giorno a fare le cose seriamente.
    Marco, Roberto ….. salvateci !!!!

  3. Roberto Scano (IWA) dice:

    Adriano il punto è che l’art. 6 della legge 4/2004 (fortemente voluto da Lucio Stanca) prevedeva (giustamente) un bollino-premio per i privati che sviluppavano servizi accessibili, questo perchè le P.A. sono già obbligate per legge ad applicare i requisiti. Ed invece no… con un colpetto di coda con il DPR 75/2005 si è inserito il bollino anche alle P.A… con la “burla” secondo cui le P.A. possono autovalutarsi…
    Quindi chi è secondo te il privato che va a spendere soldi per un bollino che le stesse P.A. hanno danneggiato?

  4. Marco Bertoni dice:

    Beh si, il Comune di Genova, come tutti i siti pubblici liguri, è uno scandalo da anni. Ma d’altronde in Liguria lo sappiamo come funziona.

    Non sono d’accordo, invece, sulla lista dei valutatori. E’ normale che siano onlus dato che per svolgere le verifiche soggettive è necessario un panel di disabili ed è naturale che queste risorse si trovino in questo settore.

    Non conosco e non garantisco per gli altri, ma io collaboro con ASPHI che è una realtà di eccellenza, attiva in campi ben più vasti della Legge 4/2004. Insomma ci sono realtà improvvisate, specialmente per ciò che concerne le verifiche tecniche (con sviluppatori digiuni di accessibilità che si improvvisano esperti). Valutatori creati ad hoc pensando di lucrare con le verifiche. E poi c’è chi lavora bene e da ben prima dell’avvento di questa legge. Il mercato è così. Sta al cliente scegliere.

    Di certo fare il valutatore non è un business e credo che molti valutatori di quella lista in realtà non esercitino ;). Anche perché se gli appalti li vincono sempre i soliti noti …

  5. Lauryn dice:

    Ottimo articolo, che chiarisce un dubbio che avevo tempo fa e che può essere di aiuto per molti, lo segnalo su Iwd, grazie!
    E concordo, via sti bollini “ufficiali”, hanno più senso quelli della validazione xhtml e css, anche se pure quelli dovendo essere uno standard non avrebbero senso di esistere, ma quelli forse è meglio lasciarli, possono essere per i webdesigners un invito a fare di meglio pur di ottenerli :)

  6. Marco Bertoni dice:

    Grazie Lauryn ;)

  7. Gioacchino Poletto dice:

    Io sono per la liberalizzazione: cosi com’è baypassato non serve a nulla. Gli enti pubblici ed i loro sviluppatori vivono con la paura costante della visita del CNIPA perché è cosi che viene venduta in questi luoghi.

    Basterebbe fare un pò di cultura dei siti web per far si che chiunque si trovi a sviluppare dei contenuti che poi dovranno essere fruibili da altri lo faccia sia rispettando la legge sia con lo spirito del buon padre di famiglia (passatemi la similitudine).

    Infine ringrazio Dio perché molti di questi sviluppatori non conoscono alla perfezione la legge perché, se così fosse si tornerebbe al codice selvaggio senza remore.

  8. Marco Bertoni dice:

    Eviterei di ringraziare Dio nel sito di un ateo. Potrebbe incrinarsi il server. Comunque: io non ce l’ho minimamente con gli sviluppatori delle Pubbliche Amministrazioni che, anzi, spesso fanno miracoli considerati i quattro soldi che gli danno.

    Non è vero, inoltre, che sono tutti ignoranti in materia di accessibilità. Non facciamo del qualunquismo perché non serve a nulla. Non ripetiamo anche qui la solita manfrina del noi siamo i buoni e bravi e loro i cattivi. Nella PA ci sono degli ottimi professionisti. Ci sono esempi di eccellenza come di incapacità, ma questa è la vita, come ci sono clienti che pagano e clienti che non pagano.

    Il vero problema è che nessuno investe seriamente in Italia sull’accessibilità perché è considerata alla stregua di un fastidio. Mentre fuori dall’Italia le cose sono diverse.

    Segnali positivi ci sono però e arrivano dai web designer più giovani, vedi le discussioni su Italian Webdesign. Le rivoluzioni partono sempre dal basso. Da chi le cose le fa. Fra qualche anno l’accessibiulità sarà nel DNA anche degli sviluppatori italiani.

    Le PA, infine, in base alla mia esperienza, non hanno tutta questa paura del CNIPA, anzi molte di esse chiedono volontariamente di essere esaminate.

  9. Il loghetto dell’accessibilità: come funziona? | Italian webdesign dice:

    [...] Marco Bertoni ci chiarisce come in realtà non ci sia alcuna garanzia sui loghi esposti sul grado di accessibilità di un sito. Tempo fa mi chiedevo infatti quale fosse la prassi per ottenerlo, visto che il discorso sull’accessibilità non è così immediato e meccanico come la validazione di un file xhtml e di un foglio css. [...]

  10. Lauryn dice:

    Dimenticavo: grazie per la citazione di italianwebdesign, quando ne sento parlare bene mi si apre il cuore, grazie!

  11. Gioacchino Poletto dice:

    E io che ne sapevo che tu eri ateo ? :-D
    Sul fatto che gli sviluppatori facciano miracoli sono daccordo: io stesso, essendo uno di loro, sono chiamato a fare i salti mortali per accontentare il Cliente.
    Sul fatto che siano ignoranti in tema di accessibilità ho le mie perplessità: c’è chi è aperto alla conoscenza e continua la sua formazione e chi, per pure ragione politiche o di sopravvivenza (tutti devono campare) è vincolato ad un prodotto, ad un framework o a dei servizi … e non vuole (o non può..) sentir ragione.
    Il mio parere era dato da quello che vivo giornalmente dall’aprile 2007 ad oggi: se da un lato possiamo avere dei professionisti validi dall’altro abbiamo degli amministratori delle Pubbliche Amministrazioni menefreghisti ed ignoranti (e capisci bene il termine) rispetto a quanti potrebbero e dovrebbero fruire dei servizi da loro erogati online.
    Quando parli di accessibilità e di tutto quello che ci ruota attorno ti scontri in prima battuta sulle scelte (politiche) delle piattaforme di gestione, dove i veri e propri colossi dicono non si può e li si chiude la discussione. Ed è qui che il tema accessibilità viene visto come un’imposizione: si valuta la questione sempre dopo aver firmato dei contratti, pensando che non debba esser parte integrante nello sviluppo di un progetto web.
    Solo per citarti un fatto: ieri, dopo 17 mesi, sono riuscito a far capire che il realizzare un’applicazione accessibile deve partire prima della scrittura del codice. Fino ad ora (e forse anche in futuro visto che il sottoscritto è un granello di sabbia nel deserto) si pagavano ore ed ore di programmazione con tempi di scadenza inversamente proporzionali alle stesse e successivamente si pensava al fatto che esistono anche le normative.

  12. Ciel dice:

    Ma in conclusione la convalida del codice con W3C è completamente inutile?
    Anche se sicuramente non è una certificazione di alcun genere, non la si può nemmeno considerare come linea standard da seguire?

  13. Marco Bertoni dice:

    Convalidare le pagine con i tool del W3C è tutt’altro che inutile, anzi è doveroso :)
    Una cosa è utilizzare uno strumento che nella fase di sviluppo ci aiuta a individuare gli errori sintattici che tutti possiamo commettere, un’altra è vantarsi della validità del codice come se fosse una certificazione W3C.

    È come se un panettiere mettesse un bollino sul pane per vantarsi del fatto che non ha usato farina avariata o acqua marcia per farlo.

    Quindi benvengano i validatori del W3C come strumento di lavoro, ma finiamola con i bollini chiquita.

  14. Ciel dice:

    Più semplice di così ^.-
    Grazie del chiarimento.

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