Semplicemente

Il Fight Club dei Requisiti

Saturday 7 June 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Tuesday 19 August 2008.

Rispondere all’articolata reazione di semioticmonkey ai miei articoli sui requisiti è un’occasione troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire.

Come lui ha fatto con il mio, commenterò alcune parti del suo articolo (che consiglio di leggere prima). Conosco il mio “rivale” e so in anticipo che sarà una piacevole discussione.

Il primo requisito è un non requisito dato che scrivere codice senza errori sintattici fa parte delle best practices. E’ come dire ad un dottore che deve visitare un paziente prima di prescrivere un qualsivoglia farmaco. É norma deontologica che non abbisogna di essere ribadita. Il fatto che accada il contrario non toglie la validità formale e logicamente antecedente della norma. In poche parole, la norma enuncia non un requisito ma una requisitoria. Un atto di accusa verso coloro, tanti, che hanno una formazione non al passo coi tempi.

Ribadire la necessità di scrivere codice sintatticamente e semanticamente corretto è utile e propedeutico proprio perché è un atto d’accusa contro chi non lo fa. Quello che tu consideri un “non requisito”, un’ovvietà come la necessità della diagnosi prima del farmaco, per me è il requisito per eccellenza, quello che in se contiene tutti gli altri. Quello più necessario, perché così i medici prima o poi lo capiranno che i farmaci non si prescrivono senza prima visitare il paziente. Certi medici, senza regole e controllo, sono letali. La corretta strutturazione e la semantica del contenuto sono la chiave dell’accessibilità del Web, non si può in alcun modo rinunciarvi.

Certo, possiamo ben usare noi il DOM traversal+Ajax e ottenere quanto é da ottenere con divs ma, nondimeno, non mi sentirei di escludere apriori gli iframes quando possono dare una mano a gestire dei servizi risolvendo problematiche di HTTP request.
Se per aderire ad una regola frettolosa devo rinunciare ad offrire una piena usabilità della web application mi sa che occorre fermarsi a riflettere.

Un’azienda privata può decidere se perseguire o meno una politica di responsabilità sociale (che, detto per inciso, offre un ritorno di immagine che piace anche ai famigerati commerciali). Nessuno di noi può sindacare le scelte di costoro. Ma per una pubblica amministrazione il discorso cambia. Se siamo d’accordo che le amministrazioni pubbliche esistono per servire tutti i cittadini, e se concordiamo sul fatto che un disabile è a tutti gli effetti un cittadino come gli altri, allora non mi “fermo a riflettere”. Se Google vuole usare iframe come se piovesse, nessun problema: perderà una percentuale di utenti non vedenti. Peggio per Google. Ma se un’amministrazione discrimina un gruppo di utenti utilizzando una tecnologia non accessibile, questo è inaccettabile.

Una pagina piena di links ove il menu si confonda con il contenuto della pagina, anche se fosse pieno zeppo di underline non verrebbe immediatamente percepito nella sua funzione primaria. Con buona pace delle buone intenzioni.

Ma certo. E’ evidente che la sottolineatura dei collegamenti è utile esclusivamente nei blocchi di testo. Anche il daltonico conosce le convenzioni di design (i menu ecc.). E’ una cosa che, onestamente, davo per scontata. Nessun esperto di accessibilità sano di mente chiede un’orgia di sottolineature.

E il pane a coloro che lavorano per la web application chi lo paga senza la pubblicità?
Insomma, questa è una delle regole da prendere cum grano salis. Si adatta benissimo ad alcune tipologie di web site (modello ’si ma chi siamo, si ma quanti ne siamo, si ma poi che facciamo? Ci scrivi una letterina?’) ma di certo non a tutte. Potrebbe andar bene in un mondo ideale ma nel mondo reale il business primario è la Pubblicità. Piaccia o meno è così. Amen.

Le ricerche di eyetracking dimostrano che finestre pop-up, banner lampeggianti, colonne di advertising ecc. sono bellamente e sistematicamente ignorati dagli utenti. Lo stesso Nielsen propone un approccio non etico: “making the ad look like content”.

Ma non capisco cosa tu veda di male nella sacrosanta regola che impone di evitare un attacco di epilessia al prossimo. Il requisito cinque dice solo questo, non proibisce banner o pubblicità. Attenzione a non fare il solito terrorismo sui requisiti.

Comunque abbiamo capito che le argomentazioni a favore della pubblicità lampeggiante e “esplosiva” sono inesistenti. Ci si chiede perché si continui a produrla. Un amico che lavora in pubblicità mi ha confessato che spesso a chiedere pop-up, animazioni e banner sono i clienti “ignoranti” e loro si adeguano. Perché contraddire un idiota che paga?

Alla requisitoria contro il fixed layout rispondo con tre obiezioni: [...]

Nessuna requisitoria da parte mia, si tratta di interpretare le richieste di un requisito di legge. Personalmente non ho nulla contro i layout fissi.

Le norme sulla Accessibilità dovrebbero essere studiate in base alla situazione reale e non al mondo dell’iperuranio. Perchè il legislatore non mette un pò del suo zelo nello scrivere una lettera ufficiale a Microsoft invitandola a rispettare gli standards invece di legiferare a vuoto in direzione sbagliata?

Secondo me esageri a scomodare Platone. Questi requisiti non chiedono nulla di impossibile e non sono nella direzione sbagliata, sono solo perfettibili come ogni cosa umana. Io scelgo di provare a migliorare le cose dall’interno.

Flash può, con molto lavoro, essere accessibile ma solo su Windows per cui non può definirsi accessibile tout court a meno di non tornare al vecchio ‘IE Required’ sotto mentite spoglie.

Questo non è più vero con il Flash Player 9. Attenzione a non dare informazioni inesatte ;).

Comunque, come ho detto in altra sede, è sbagliato confondere l’accessibilità del filmato Flash in sé con i limiti dell’implementazione cross-platform e cross-browser dei plug-in.

Differenziazione percettiva e non allargare gli spazi all’infinito. [...] Non occorre una spazio che costringa l’utente a fare viaggi con il mouse per spostarsi da un tool ad un altro con il risultato di diminuire la sua produttività e sminuire la usabilità del tutto, occorre invece una rimarcata differenziazione.

Il requisito ventuno è, credo, l’unico che è stato richiesto a gran voce da chi rappresentava i disabili motori. Niente “bignami frettoloso”, quindi, ma attento ascolto delle istanze degli utenti disabili. Non dimentichiamo mai chi sono i destinatari dei benefici arrecati da questi requisiti. Le persone disabili. Ti assicuro che un pixel di distanza tra un pulsante e un altro per chi ha scarso controllo del sistema di puntamento è una cosa delinquenziale. Qui non si tratta solo di percezione visiva delle differenze, ma di destrezza manuale.

Se vogliamo parlare insieme di accessibilità dobbiamo sempre porci dalla parte del disabile, e cercare di capire le peculiarità di ogni disabilità.

3 Commenti a “Il Fight Club dei Requisiti”

  1. livio dice:

    Le norme sulla Accessibilità dovrebbero essere studiate in base alla situazione reale e non al mondo dell’iperuranio.

    I requisiti sono studiati e scritti sulla situazione reale, e che c’entra Microsoft? I requisiti dovrebbero essere allineati alla situazione di generale ignoranza sugli standard che pervade il Web? Che requisiti sarebbero?

  2. chiara dice:

    Che io sappia tutte le norme giuridiche nascono da ciò che si considerano “best practices”, aggiungono però l’obbligatorietà a rispettarle!
    Poi che non ci siano sanzioni o che l’accessibilità venga auto-valutata è un altro discorso… Ma da qualche parte bisogna pure iniziare…
    Per quanto riguarda la necessità di un’introduzione che circoscriva il discorso ai siti delle PA non mi trovo d’accordo, sia perchè se si parla di legge stanca si dovrebbe anche sapere a chi è rivolta, sia perchè l’interesse verso l’accessibilità arriva anche da altre parti. Trovo che una disamina dei requisiti sia molto utile, anche per il confronto che genera.
    Non bisogna però prendere spunto da una considerazione per farne una di carattere diverso ad esempio dire:
    Se elimini la sottolineatura per i collegamenti e li differenzi dal testo normale solo grazie al colore, puoi creare notevoli problemi a chi è affetto da cecità ai colori, che non sarà in grado di distinguerli. Questo è un esempio per chiarire che non devi usare solo il colore per assegnare significato all’informazione.
    Non significa: inserite il menu ovunque basta che sia sottolineato. Ma piuttosto: rendete riconoscibile il menu non solo attraverso il colore. Poi si può utilizzare il sottolineato o qualsivoglia tecnica alternativa che garantisca e favorisca un’efficace individuazione all’interno della pagina.

  3. Marco Bertoni dice:

    Ciao Chiara, sulla questione della sottolineatura ci sono molti fraintendimenti. Come ho detto nell’articolo sottolineare i collegamenti è utile e richiesto solo nei blocchi di testo principali. Nelle barre di menu orizzontali e/o verticali non è necessario perché la funzione è ovvia (sono pattern ben conosciuti).

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