Dove andrà a finire l’accessibilità?
Sunday 16 December 2007 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Tuesday 19 August 2008.
Venerdì scorso si è svolto a Venezia il convegno “L’evoluzione dell’accessibilità informatica” promosso da IWA Italy e dalla Biblioteca Nazionale Marciana.

Ho partecipato anch’io, su invito di Roberto Scano e Maurizio Vittoria, per parlare del lavoro svolto per l’accessibilità del portale Italia.it (con buona pace dei critici) e, soprattutto, per presentare il software Active Reader.
Roberto e Maurizio hanno saputo regalare a pubblico e relatori una giornata davvero riuscita. Oltre a complimentarmi con loro, quindi, li ringrazio per aver invitato un rompiballe come me, a rischio di rovinare l’atmosfera ;).
Scherzi a parte, ho apprezzato particolarmente il profilo tenuto dai politici presenti. Ho sentito meno fanfare (o fanfaronate) del solito e più concretezza, anche, appunto, dai politici. Strano davvero.
Inoltre per una volta a un convegno sull’accessibilità erano presenti persone con disabilità (sempre più strano eh?), come, per esempio, la mia amica Consuelo, che tutti qui conoscete e che non smetterò mai di ringraziare per la professionalità e pazienza che dimostra quando la “sfrutto” per le mie presentazioni. Grazie Consu, un giorno mi farò perdonare, prometto!.
Come ho detto al convegno, accessibilità per me significa “azione”. Agire significa diffondere dal basso la cultura dell’accessibilità. Formando utenti, redattori e sviluppatori certo… ma anche investendo il proprio tempo e diffondendo le proprie conoscenze senza necessariamente farlo da mercenari. E mercenari ce ne sono parecchi in questo campo.
Purtroppo ciò che noto è che c’è maggiore attenzione politica alla copertura wi-fi di una città, piuttosto che all’alfabetizzazione informatica dei cittadini. Io penso che l’innovazione e la tecnologia siano sostanzialmente inutili senza educazione. Oltretutto, fino a quando esisteranno ancora siti pubblici non accessibili, questi politici non mi convinceranno affatto con i loro discorsi tecno-qualunquisti.
Un’altra tendenza che non mi convince è l’ingresso nel mercato dell’accessibilità delle grosse, grossissime, immense aziende. Questo anche per un motivo “biecamente” personale, dato che gradualmente questi signori toglieranno a noi piccoli professionisti dell’accessibilità il già poco lavoro che abbiamo. Meno personalmente, i costi per le amministrazioni (cioè per noi tutti) non potranno che aumentare a dismisura. Ma forse mi sbaglio.
In conclusione, la mia opinione è che se non si comincia davvero ad agire, e mi rivolgo anche alle persone disabili più illuminate, l’accessibilità non si sa dove andrà a finire.

Sunday 16 December 2007 20:26
Ottimo intervento Marco. Purtroppo come dici te a Venezia si pensa che accessibilità sia solo la possibilità di far connettere i cittadini alla rete internet (ma da quanto ho capito nemmeno a quella ma ad una rete “locale”, anche perchè i costi di banda chi li pagherebbe???).
Direi che è stato interessante anche l’intervento della Magnolfi.
Sunday 16 December 2007 21:56
Mi associo al giudizio di Marco sul convegno, anche se un po’ troppo autocelebrativo nella prima parte (meglio la parte tecnica).
Non è da molto che mi occupo di web e accessibilità, ma ho partecipato ad un buon numero di convegni/congressi/seminari/corsi/incontri/dibattiti.
Solo un commento sull’intervento del vicesindaco di Venezia: ancora con questa storia del web 2.0 (3, 4, 5, 6…) e la Pubblica Amministrazione (argomento già emerso al COMPA di quest’anno).
Basta! In Italia ci sono milioni di persone senza ADSL e quelli che ce l’hanno la pagano uno sproposito rispetto al resto d’Europa (non commento la qualità dei servizi offerti).
Ma cosa gliene frega al cittadino della frazione di Frittole del web 2.0 se non riesce ad avere informazioni neanche sul territorio che abita?
Viva il qualunquismo….
Saluti