Sabato 12 Luglio 2008 Marco Bertoni, ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Luglio 2008.
Mentre nel nostro paese l’accessibilità è considerata un costo, nel resto del mondo è un’opportunità di business.
The Customer Respect Group, ha recentemente pubblicato uno studio che mostra come grandi aziende che hanno investito strategicamente nella riduzione delle barriere digitali abbiano ricavato benefici economici dall’accessibilità.
Il rapporto affronta il problema da un’angolazione insolita: non si focalizza sui temi dell’esclusione sociale o dell’accessibilità dal punto di vista tecnico/normativo ma si rivolge ai decision makers aziendali utilizzando il puro linguaggio del business.
Vorrei evidenziare l’importanza di questo cambiamento di prospettiva nell’affrontare il problema dell’accesso. È incoraggiante infatti notare come in questo studio siano gli stessi manager a spiegare l’accessibilità come valore di business.
Un primo dato è che il livello di accessibilità dei siti analizzati (140 siti, punteggio assegnato in scala da 1 a 10) segue una distribuzione normale. Questo sfata il mito secondo il quale lo sforzo verso l’accessibilità sarebbe scarso o nullo nell’ambito business, con buona pace dell’italico ragliare sull’impossibilità economica dell’accessibilità.
Un’altra caratteristica metodologica interessante di questo studio è quella di aver intervistato direttamente le aziende con i siti web risultati più accessibili per comprenderne le motivazioni, piuttosto che limitarsi a criticare i meno accessibili. Un atteggiamento positivo quindi. Era ora.
A scanso di equivoci, la media dei punteggi ottenuti è 6, mentre i più meritevoli si attestano su una media di 7,9. Questo significa che l’accessibilità è un processo e non segue la logica del tutto o nulla. L’accessibilità tutta e subito non è (quasi mai) realistica, specialmente per una corporazione.
La percezione comune è che l’accessibilità sia una questione di rispetto di standard e norme. Ma i manager di queste aziende hanno preso decisioni empiriche basate sull’attrazione di nuovi clienti e/o sulla riduzione dei costi. La strategia è stata quella di rimuovere il più possibile gli ostacoli tra la corporazione e i suoi attuali o potenziali clienti. L’ethos quindi si unisce benissimo al business, se il manager è intelligente.
Ricordo che stiamo parlando di aziende come Bank of America, Procter & Gamble, General Electric, Wells Fargo & Co. ecc.
Il documento elenca una serie di casi di studio nei quali è evidente che la scelta di rendere il proprio sito web più accessibile è legata ad un chiaro obiettivo di business.
I manager intervistati hanno addirittura fornito una serie di lezioni e consigli che sarebbero molto utili ai loro deludenti omologhi italiani. Eccone qualche esempio:
- Inserisci l’accessibilità nel progetto fin da subito. Quando è possibile includi il tuo sforzo di accessibilità nel progetto complessivo del sito.
- Iniziare con poco è un’alternativa. Se non sono previste importanti revisioni del sito, inizia a rendere accessibili le parti più visitate, più popolari: per esempio la lista dei prodotti, i report finanziari … o qualunque cosa sia lo scopo principale del tuo sito.
- L’accessibilità non può essere raggiunta in una notte. L’accessibilità di un sito non può essere implementata d’un tratto, improvvisamente. Non più di quanto tu possa rendere accessibili tutte le sedi e i negozi della tua azienda in una sola notte. L’accessibilità di uno spazio è incorporata nell’architettura dell’edificio che lo contiene, e così deve essere per il tuo sito.
- Internet non è solo per i giovani. Non tutti online hanno dieci decimi e dita agili. Tieni in mente gli obiettivi di business della tua azienda creando un sito che sia ordinato e facile da navigare. Minimizza la necessità di movimenti clicca-e-trascina. Elimina le finestre pop-up. Includi la possibilità di ridimensionare il testo.
- I siti web riguardano la funzione non la forma. Ricorda ai tuoi designer e programmatori che lo scopo principale del tuo sito è la sostanza, non lo stile. Ma si paziente: indurli a pensare alla funzione piuttosto che alla forma potrebbe essere per loro un radicale cambio di mentalità.
- Considera l’accessibilità come un vantaggio competitivo. Dove e quando possibile, promuovi la facilità d’uso del tuo sito. Può essere un segno distintivo chiave per la tua azienda.
- Utilizza l’accessibilità come un modello per il business in generale. Considera quali barriere sono poste di fronte a un cliente, i luoghi fisici, il servizio telefonico per chi ha difficoltà uditive, i testi scritti in lingue differenti.
Insomma pare che in giro per il mondo ci siano veramente manager illuminati. E di conseguenza l’accessibilità dei siti di molte grandi aziende è in costante crescita. Questo rende ancor più triste la situazione generale italiana nella quale spesso dirigenti, project manager e designer ignorano del tutto il potenziale dell’accessibilità. Se non la osteggiano dichiaratamente!
Al di la dello specifico di questa ricerca, è ormai da anni che in rete si parla dei vantaggi dell’accessibilità per il business. Per esempio:
- il miglioramento del posizionamento nei motori di ricerca, che amano il testo e il codice semanticamente ben strutturato;
- l’alleggerimento del peso delle pagine che si traduce in risparmio di banda;
- il miglioramento dell’usabilità, che si traduce in più utenti soddisfatti;
- l’incremento del mercato grazie ai nuovi utenti e alla loro rete sociale;
- il miglioramento dell’immagine dell’azienda ecc.
Considerare l’accessibilità come una concessione filantropica ai disabili è demenziale.
Tutta una serie di difficoltà nell’accesso all’informazione non sono per nulla legate a un problema “medico” dell’utente. È il retaggio culturale del secolo scorso che ci induce a interpretare la disabilità (e di conseguenza l’accessibilità) attraverso lo schermo deformante del modello medico.
Per esempio, l’incremento dell’età porta spesso a difficoltà di visione e/o destrezza manuale non classificabili come vere e proprie disabilità. Il numero di anziani che utilizzano internet è in costante crescita anche in Italia. Sembra che una persona su 12 abbia problemi di cecità ai colori. E così via.
Tutte queste persone sono potenziali clienti della tua azienda. Avrai maggiori probabilità che lo diventino davvero se il tuo sito è accessibile.
Ma non solo:
- La banda larga in Italia non è ancora così diffusa come si sarebbe portati a credere dal rumore pubblicitario. Un sito accessibile è un sito più leggero da scaricare.
- Ci sono sempre più persone che navigano con dispositivi mobile, come cellulari o palmari. Un sito accessibile è anche più compatibile.
- Ci sono utenti (rassegniamoci) che navigano con gli script disabilitati. È saggio per un’azienda fregarsere di circa il 5% degli utenti della rete? O anche di un solo potenziale cliente? Non credo.
Non pare anche a voi che se alle vecchie stime sul numero di disabili in Italia, si sommassero tutte queste tipologie di utenti, raggiungeremmo percentuali di popolazione difficilmente ignorabili anche da un manager italiano?
Speriamo che se ne accorgano.
Note
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